Valerio de Filippis è attento all’infernale condizione dell’umana carne,
dannata negli accessi delle rinunce e in quella dei sensi sfrenati,
esorbitati dai freni convenzionali e pertanto più sintonici all’esempio di
natura che libera le sue energie. Travolge così, con l’impeto del caos la
lunga fatica delle terrene cose che mirano, nel tempo che le consuma, a
farsi cosmo: i faticosi equilibri sono spazzati via.
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