Specie mortale
di Valerio de Filippis

 

"Ogni elemento della sequenza delle opere
pittoriche di de Filippis è trasporto e coniugazione
di gesti insani lungo i bordi della follia, dell'altra ragione, per un amore forcluso e senza ritorno".

Santa Fizzarotti

 


Ma tutta la mia pittura, fin dagli esordi all’inizio degli anni ottanta, muove da un punto di partenza ben preciso: la consapevolezza dell’impossibilità dell’esistenza di ancorarsi all’orizzonte stabile dell’essere, concetto espresso efficacemente nella “Analisi dell’esperienza comune” di Giuseppe Capograssi, letto in giovane età ed in coincidenza con l’inizio dell’attività artistica, l’opera che maggiormente, all’epoca, mi ha segnato:

“E qui è tutta la finitezza (…), questo avere la vita momento per momento, questo averla a goccia a goccia, non potersi mai sentire compenetrare in essa, non potersi mai sentire essa”. (4)

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NOTE

Inquisizione

2003 - T.m. su tela, cm (80x90)