Di fronte alla banalità crescente e al caotico affollamento delle immagini
mediatiche, davanti all’intricato labirinto generato dal disordine del
mondo, ci si chiede sempre più spesso se le arti visive possano ancora avere
un ruolo di indirizzo, di selezione e di raffinamento dei nostri, spesso
troppo confusi, stimoli percettivi e della nostra vita sensoriale.
L’arte negli ultimi cento anni si è posta spesso di fronte a questo problema
fondamentale, che ha avuto una parte importante nella grande speranza delle
avanguardie storiche di trasformare la vita e il mondo secondo i loro canoni
estetici. Non a caso, per esempio, il Futurismo ha cercato un coinvolgimento
diretto e consapevole con i mass media e un loro rinnovamento, com’è
successo con la radio rimodellata dalla visione profetica di Marinetti,
senza trascurare l’apertura definitiva ad una dimensione polisensoriale da
cui sono scaturite le basilari e feconde teorizzazioni e sperimentazioni sul
tattilismo e sul polimaterismo che hanno avuto un ruolo centrale nella
storia dell’arte del Novecento. Analogamente, anche la videoarte ai suoi
primordi era concepita perlopiù come una critica e una risposta possibile a
quella che gli artisti consideravano la pericolosa mediocrità del medium
televisivo, senza dimenticare poi il rapporto complesso e dialettico della
Pop art con il mondo delle merci e della comunicazione massificata giunto a
influenzare anche il linguaggio pubblicitario da cui inizialmente aveva
esplicitamente ripreso immagini, stimoli e suggerimenti.
Su questo filone si è del resto mossa una parte significativa dell’arte
attuale, attenta alla contaminazione con i media e a una loro possibile
rivisitazione critica ottenuta anche grazie alla sua differente temporalità
e alla sua più meditata dimensione esecutiva che permette una riflessione
approfondita che si lega alle ricerche più avanzate nel campo della pittura,
della scultura e dell’installazione, della fotografia, del video e del
digitale con le loro indagini che analizzano e rileggono la stratificata e
contraddittoria realtà delle immagini contemporanee.
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