|
Il
percorso ipnotico-teocratico dell'arte dell'artista de Filippis va diramando
la scelta del suo ingegno in tre diverse formule endocrine e antropomorfologiche:
l'espansione del sentimento (potremmo raffigurarci un cuore mimato in
progress), il sogno di un risveglio iper-realistico ed una Weltanshauung
della donna come padrona del linguaggio incessante e premuroso della sua
arte.
Ogni artista produce numerose verità nel colore - de Filippis tenta
con impareggiabile cura e ritmica melodia del suo tempo - la giovane apparizione
nel panorama definito dell'arte contemporanea mediante un non voluto linguaggio
retorico, ma anzi teocratico, aperto alla prospettiva del musicale e dell'espansione
come nei suoi colori, come nei suoi disegni a China o ad olio e nella
disarmonia di un amore infecondo o da tratteggiare fuori dal tempo (del
quadro, s'intende), riuscendo sempre a convincere gli attenti fruitori
a dei REBUS NATURALI di risposte senza fine.
Sarà il pregio dell'arte che muta di generazione in generazione,
oppure è una volubilità esposta a dovere per imprimere un
discorso serio sull'avanguardia che produce del sogno una sola infinitesimale
parte rem che a noi sfugge nella realtà come nell'immaginario.
De Filippis coniuga a grandi ondate di pieni e vuoti - a volte troppo
asimmetrici e occasionabili - le proprie speranze di un sogno "ad
occhi aperti" come il giovane e sapienziale Freud praticava, dunque
spinge ad una fallibilità dell' assurdo o del vero qualsiasi spettatore
che sappia vivere in primo luogo il quadro da ogni prospettiva terrena.
Siamo vicini ad ipotesi Beckettiane o a filosofie post-strutturaliste?
La scelta, sembra dire o punteggiare la tela, della memoria della storia
dell'arte e di ciò che ne verrà se in un mondo dove i sentimenti
annullano lo spazio di noi il recupero resta soltanto la pagina di un
colore o di un'opera possibile.
La naturalezza della descritta variabilità teorica della natura
sfebbra sempre in un amore disarticolato ma — amoroso romanticissimo
preludio wagnariano — o di surroundings avanguardisti azzardando
anche sperimentali ritrovi, forse di un aeroporto.
Fortunato
Bruno
(scrittore e poeta)
Roma, aprile 2001 |
|